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Pagamenti elettronici e denaro contante

A cura di Andrea Arnaldi | pubblicato su La Clessidra di marzo 2016

 

La Legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)” ha introdotto, come è oramai consuetudine nella (discutibile) prassi legislativa del nostro Paese, una serie di norme e disposizioni che spaziano con elegante disinvoltura su tutto il fronte dello scibile umano.

Nell’ambito di questo articolato e variegato provvedimento di fine anno, sono state introdotte anche importanti novità in tema di pagamenti elettronici e di limiti di utilizzo del denaro contante. Vediamo in breve di cosa si tratta anche se, al momento di scrivere queste righe, mancano ancora i provvedimenti interpretativi ed attuativi.

Pagamenti elettronici

L’obbligo di accettare pagamenti elettronici, oramai da anni in vigore in Italia con l’obiettivo di aumentare la sicurezza e la tracciabilità delle transazioni commerciali, è stato esteso anche alle carte di credito (non più, dunque, alle sole carte di debito – più comunemente dette “bancomat”) e, tale obbligo, è previsto per i soggetti che effettuano sia l’attività di vendita di prodotti, sia la prestazione di servizi, inclusi i servizi professionali, tranne nei casi di oggettiva impossibilità tecnica.

In altre parole, queste tipologie di soggetti (imprenditori e professionisti) sono tenuti a rendere possibile il pagamento dei corrispettivi di loro competenza mediante l’utilizzo di una carta di pagamento (carta di debito e carta di credito). Resta sul tavolo il grave problema rappresentato dalle commissioni bancarie ancora troppo elevate che gravano su queste tipologie di pagamento.
Per queste ragioni, allo scopo di promuovere l’effettuazione di operazioni di pagamento basate su carte di debito o di credito – in particolare per i pagamenti di importo contenuto, ovvero quelli inferiori a 5 euro – il Ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto col Ministero dello Sviluppo Economico, sentita la Banca d’Italia, dovrà provvedere entro il 1° febbraio 2016 ad emanare un proprio Decreto che assicuri la corretta ed integrale applicazione del Regolamento U.E. n. 751/2015 in materia di commissioni interbancarie.

Tale Regolamento prevede, in particolare, che le commissioni interbancarie debbano essere determinate tenendo conto dei seguenti livelli massimi: 0,3% del valore dell’operazione, per quanto concerne le carte di credito e 0,2 % del valore dell’operazione, per quanto riguarda le carte di debito.
Ci si attende quindi che in tempi brevissimi il Ministero riesca a realizzare un pieno coordinamento ed una corretta applicazione della disciplina europea, così da evitare l’attuale pesante penalizzazione degli operatori italiani rispetto alla generalità dei colleghi europei.

La Legge di Stabilità 2016, infatti, tiene conto della necessità di assicurare trasparenza, chiarezza ed efficienza della struttura delle commissioni e la loro stretta correlazione e proporzionalità ai costi effettivamente sostenuti dai prestatori di servizi di pagamento e dai gestori di circuiti e di schemi di pagamento, nonché di promuovere l’efficienza dei circuiti e degli schemi di riferimento delle carte nel rispetto delle regole di concorrenza e dell’autonomia contrattuale delle parti.

Resta tuttavia aperto un altro problema interpretativo, che riguarda l’applicabilità delle norme in materia di pagamento elettronico anche ai soggetti imprenditoriali che non si rivolgono al consumatore ma che si situano ad un livello precedente della catena distributiva (produttori, importatori, grossisti, eccetera).

L’attuale normativa, come abbiamo detto in apertura, usa espressioni molto generiche e prevede che i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito e carte di credito, sempre che non vi siano casi di oggettiva impossibilità tecnica. Il testo letterale della norma primaria non fa dunque distinzione tra l’accettazione di pagamenti effettuati da consumatori, rispetto a quelli effettuati da operatori professionali.

C’è però da osservare che la medesima normativa, quando prevede l’emanazione del Decreto Ministeriale finalizzato ad una corretta applicazione del Regolamento (UE) n. 751/2015, si riferisce, di fatto, ad un provvedimento europeo che si occupa di commissioni interbancarie con esclusivo esplicito riferimento alle carte i cui titolari siano consumatori finali.

L’auspicio è che il Decreto di imminente emanazione possa chiarire anche questo punto.

Denaro contante

Ottime notizie, infine, sul fronte del limite di utilizzo del denaro contante: la Legge di Stabilità 2016 ha infatti accolto le pressanti istanze di tutte le categorie interessate ed ha innalzato il limite al divieto di trasferimento di denaro contante, di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore, stabilendo che il trasferimento stesso è vietato quando il suo valore è complessivamente pari o superiore a 3.000 euro.

La stessa norma prevede il mantenimento della precedente soglia di 1.000 euro, in caso di servizio di rimessa di denaro (money transfer).

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