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Lo stato di salute del nostro mercato

A cura di Andrea Arnaldi | pubblicato su La Clessidra di giugno 2016

Come va il mercato? I consumatori hanno ripreso a entrare nei negozi? Quando lo faranno in modo veramente percepibile? Ci sono più soldi nella disponibilità dei consumatori?
Il “Sistema Italia” si deciderà ad uscire dalla crisi? Quante volte ci siamo posti e abbiamo posto a nostra volta queste e altre domande. Lo diciamo subito: non abbiamo la risposta pronta, ma si possono comunque mettere insieme alcune considerazioni utili.

L’ISTAT ci dice che nel 2016 si prevede un aumento del prodotto interno lordo (Pil) italiano pari all’1,1% in termini reali, un tasso di crescita superiore a quello registrato nel 2015 (+0,8%). Questo risultato sarà dovuto soprattutto grazie alla domanda interna, anche perché, come spiega ISTAT, la spesa delle famiglie in termini reali è stimata in aumento dell’1,4%, alimentata dall’incremento del reddito disponibile e dal miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro.

Si prevede poi una ripresa degli investimenti (+2,7%) che beneficeranno del rafforzamento delle attese sulla crescita dell’economia e del miglioramento delle condizioni del mercato del credito. Il consolidamento dei progressi sul fronte occupazionale (+0,8% in termini di unità di lavoro) è previsto accompagnarsi ad una riduzione del tasso di disoccupazione, che è stimato attestarsi all’11,3%.

Secondo le analisi della Banca Centrale Europea, in Eurozona il reddito disponibile reale pro capite nel quarto trimestre 2015 ha segnato un aumento dell’1,3% rispetto all’anno prima, dopo il +1,4% del terzo trimestre 2015. I livelli attuali sono inferiori del 2,4% rispetto al picco del 2008. Per l’Italia il tasso di crescita risulta pari all’1%, inferiore alla media Ue. Su questi numeri, è interessante leggere quanto osserva l’Ufficio Studi di Confcommercio quando scrive che i dati sull’andamento del PIL confermano la ripresa in atto che, per quanto contenuta, permane ormai da cinque trimestri e comincia a trovare il suo sostegno nella domanda interna. “Ma, al di là di questi aspetti positivi, il dato va inserito in un contesto in cui altri paesi europei stanno sperimentando tassi di crescita ben più sostenuti ed idonei a garantire in tempi più rapidi il recupero di quanto perso negli anni della grande crisi”. Infatti – prosegue la nota -, allo stato attuale il prodotto lordo italiano è ancora inferiore di quasi il 4% rispetto al 2011 e di quasi sette punti nei confronti del 2008. Dunque, è mancata, e ancora non si vede all’orizzonte, quell’accelerazione necessaria a trasformare la ripresa statistica in crescita vera e propria. Anche a causa dell’eccesso di pressione fiscale, in assoluto e nel confronto dei paesi più dinamici, che è uno dei fattori frenanti per la nostra economia”.
E gli orologi?
Il dato globale 2015 riferito a quanto venduto in Italia attraverso il canale gioiellerie a consumatori italiani ed esteri evidenzia un +2% a quantità e un +8,6% a valore. Sulla base dell’indagine annuale sugli acquisti di orologi da polso realizzata da GfK per Assorologi e riferita a tutti i canali di vendita e al solo consumatore italiano, il mercato italiano vale 1,41 miliardi di euro e ha movimentato poco meno di 7 milioni di pezzi.

Molto evidente la crescita a valore (+12%) che rappresenta la migliore performance registrata negli ultimi dieci anni. Per contro, l’indagine mostra una leggera flessione in termini di numero di pezzi venduti (-2,9% sul 2014).

Per quanto riguarda gli acquisti di prodotti fashion, gioielli ed orologi da parte dei turisti da paesi extracomunitari, il 2015 evidenzia alcuni dati interessanti, come l’enorme crescita del turismo cinese purtroppo bilanciata dal calo vertiginoso di quello russo. Il 2016 è iniziato molto in sordina, con un primo trimestre davvero negativo, e solo in aprile si sono rivisti un po’ di clienti nei negozi. Attenzione infine a due aspetti in forte espansione: l’ingresso sul mercato di oggetti che si portano al polso e che integrano una serie di funzioni e che (indipendentemente da come vengano percepiti dal consumatore) rappresentano per l’orologeria una sfida ricca di opportunità così come di minacce ed il boom del canale Internet.

È certamente legata al fenomeno smartwatch” e prodotti ad essi assimilabili la clamorosa crescita dei negozi di articoli sportivi: nel 2015 questo canale rappresenta il 4,3% a quantità e addirittura il 13,2% a valore.

A proposito di orologi connessi che si portano al polso, i più recenti dati forniti da GfK e relativi al mercato Europa, dicono che nel 2015, nei 16 paesi europei analizzati, sono stati venduti quasi 9 milioni di pezzi di computer sportivi da polso, health & fitness tracker e smartwatch propriamente detti, con un prezzo medio in crescita del 40% sull’anno precedente.

Il trend delle vendite mondiali di questi prodotti dice che nel 2014 ne sono stati venduti 35 milioni, nel 2015, 77 milioni e nel 2016 la previsione è di 122 milioni. Il canale Internet (siti ufficiali, aste e commercio elettronico) conferma a sua volta una crescita costante che pare inarrestabile: a volume questo canale movimenta ormai il 16,3% del mercato (era il 14,7% nel 2014) e l’11% a valore (era l’8,8%).

L’enorme crescita di Internet è anche fonte di preoccupazioni: come sappiamo bene, il web è infatti il canale privilegiato della industria criminale della contraffazione, un fenomeno macroscopico e sempre più diffuso recentemente analizzato dall’Ufficio per l’armonizzazione del Mercato Interno dell’Unione Europea, secondo il quale l’industria europea di marca dei settori gioielleria ed orologeria perde circa 2 miliardi di euro a causa della contraffazione, pari al 13,5% del fatturato globale. Poche settimane fa il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha avuto l’occasione di tornare ancora una volta su questo tema così spinoso: “Abusivismo, contraffazione, usura, rapine, estorsioni sottraggono al commercio e al turismo ogni anno oltre 27 miliardi di fatturato, mettendo a rischio 260mila posti di lavoro regolari. Questo non è tollerabile e non ce lo possiamo permettere.”

Come chiudere queste considerazioni?

Vi sono elementi positivi e motivi di riflessione: una crisi che sembra voler passare (anche se con una velocità molto più bassa rispetto alle altre economie continentali) e qualche soldo in più nelle tasche dei consumatori, ma ancora troppi vincoli per le imprese e una politica fiscale non all’altezza. Poi la concorrenza di nuovi prodotti e la crescita di nuovi canali (attenzione però: Internet è un canale di vendita, non è di per sé un concorrente in più!), con il rischio sempre presente di una contraffazione subdola e davvero pericolosa per tutti.

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