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Il piacere della legalità

Con quella celebrata lo scorso 21 novembre, le “Giornate della legalità” promosse a livello nazionale da Confcommercio sono diventate già cinque: cinque anni di incontri, ricerche, testimonianze, riflessioni, proposte su uno dei temi più caldi e spinosi che ogni imprenditore italiano, di qualunque parte della Penisola, deve necessariamente affrontare, talvolta a rischio della vita stessa. Ne sanno, tristemente, qualcosa gli imprenditori che lavorano nel mondo dell’orologeria, dei preziosi, dell’oreficeria: doppie porte blindate, vetri anti sfondamento, sofisticati sistemi di allarme, collegamenti di emergenza con le forze dell’ordine, porto d’armi, furgoni corazzati, casseforti, e così via. Il Presidente Confederale, Carlo Sangalli, ha introdotto questa quinta giornata di mobilitazione e sensibilizzazione con un discorso vibrante, pronunciato davanti al Ministro dell’Interno Minniti, nel corso del quale ha sottolineato: «La nostra convinzione che legalità e sicurezza sono prerequisiti di una democrazia compiuta e condizioni indispensabili per un’economia sana e per un mercato che funziona. Deficit di legalità – ne siamo convinti – significa deficit di crescita». E allora, parlando di legalità e della percezione di insicurezza che attanagli molti imprenditori, Sangalli ha parlato di un paradosso: «I reati diminuiscono. Eppure la percezione sulla criminalità rimane alta. Circa un’impresa su tre del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti registra un peggioramento dei livelli di sicurezza rispetto ad un anno fa. Non solo: i costi economici dei fenomeni illegali a carico del terziario di mercato continuano ad aumentare, indebolendo le prospettive di crescita del Paese. Le perdite per le imprese del commercio e dei pubblici esercizi quest’anno ammonteranno a oltre 28 miliardi di euro, mettendo a rischio circa 180 mila posti di lavoro regolari».

Questi sono alcuni dei dati emersi dall’indagine sulla criminalità che colpisce le imprese del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti svolta da GfK Italia per conto di Confcommercio. L’indagine si è focalizzata su questi temi: la percezione sull’andamento della criminalità (con particolare riferimento a estorsioni, usura, furti, rapine, contraffazione e abusivismo); l’esperienza di minacce/intimidazioni per finalità di estorsione, indiretta e diretta; la natura delle minacce/intimidazioni; le risposte alle richieste estorsive; le misure di prevenzione e tutela adottate; le iniziative ritenute più efficaci per la sicurezza delle imprese; le percezioni sulle leggi che contrastano i fenomeni criminali; l’esperienza di taccheggio. Circa un terzo degli imprenditori percepisce un peggioramento nei livelli di sicurezza per la propria attività rispetto all’anno scorso. I fenomeni maggiormente percepiti in aumento sono: l’abusivismo (in aumento per il 52% degli imprenditori) e i furti (in aumento per il 47%); seguono la  contraffazione (per il 40%) e le rapine (per il 33%). Più contenuta la crescita percepita per i crimini tipicamente collegabili alla criminalità organizzata come usura (in aumento per il 18%) ed estorsioni (per il 16%). Quasi 1 imprenditore su 4 ha avuto esperienza diretta o indiretta con la criminalità (+4% rispetto al 2016): il 9% degli imprenditori ha subito personalmente minacce o intimidazioni con finalità estorsiva, quota in calo rispetto al 2016 (-4%); il 22% conosce altre imprese che sono state oggetto di minacce o intimidazioni, quota in aumento rispetto al 2016 (+6%). Sia l’esperienza diretta sia quella indiretta si accentuano nel Sud Italia, in particolare nei grandi centri del meridione. Nella maggior parte dei casi le minacce subite consistono in pressioni psicologiche (69% delle imprese che hanno subito minacce o intimidazioni). Rilevante anche l’incidenza di chi dichiara di aver subito danneggiamento a cose (44%), con una accentuazione del fenomeno nel Sud Italia. Più contenuta e in sensibile calo rispetto al 2016 (13% vs 33%) la quota di imprenditori che dichiarano di aver subito violenza alle persone. Circa un terzo degli imprenditori che hanno subito minacce o intimidazioni ha accettato la richiesta estorsiva, quota in forte calo rispetto al 2016 (31% vs 59%). L’incidenza di chi ha accettato la richiesta estorsiva si accentua nel Sud Italia. In aumento rispetto al 2016 l’adozione di misure di prevenzione e tutela nei confronti della criminalità: 4 imprenditori su 5 (81% vs 75%) ne hanno adottato almeno una. Il fenomeno è più accentuato nei grandi centri del nord-centro nord e tra i tabaccai. Le principali misure riguardano l’utilizzo di telecamere/impianti di allarme (48%), la stipula di assicurazioni (36%), le denunce (28%) e la vigilanza privata (25%). In aumento rispetto al 2016 la stipula di assicurazioni e le denunce. La certezza della pena (indicata dal 73% degli imprenditori) si conferma l’iniziativa ritenuta più efficace per la sicurezza della propria impresa. Segue la maggiore protezione da parte delle forze dell’ordine (59%). La quasi totalità degli imprenditori ritiene inefficaci le leggi che contrastano i fenomeni criminali (92%) ed esprime parere favorevole all’inasprimento delle pene (91%): 4 imprenditori su 5 ritengono che non si scontino realmente le pene per i reati commessi. La quasi totalità degli imprenditori (93%) non si è dotata di un’arma per la difesa personale. Tra questi l’11% pensa di farlo in futuro. A proposito di questo dato, Sangalli è stato chiaro: «Fare giustizia significa far sentire sicuri gli onesti. Guardate, dalla nostra indagine emerge che il 90% degli imprenditori del terziario di mercato dichiara di non essere armato. Se li sappiamo difendere, questo è un bene. Nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere cosa difendere tra quanto ha di più caro: libertà, incolumità, affetti, azienda. Nessuno dovrebbe rischiare la vita per fare il proprio lavoro onestamente. Nessuno dovrebbe trovarsi a scegliere – in momenti che possiamo solo immaginare nella loro drammaticità – tra la propria incolumità e un gesto pieno di conseguenze, morali, legali ed economiche».

Certo, si tratta di situazione estreme, di autentici drammi che talvolta sfociano in tragedie, come il comparto della gioielleria e orologeria sa bene. E allora cosa si può davvero fare? La risposta di Sangalli indica un percorso non facile, ma è l’unico capace di produrre risultati duraturi e di lungo periodo: «Per vincere la battaglia contro l’abusivismo, la contraffazione, l’estorsione, l’usura, il taccheggio, i furti, le rapine c’è solo una strada: promuovere la cultura della legalità. Per questo al Governo e alle Istituzioni chiediamo fermezza e determinazione contro ogni forma di illegalità, sostenendo l’azione fondamentale delle Forze dell’ordine e della Magistratura attraverso un forte impegno preventivo e repressivo con controlli serrati e pene certe. E agli imprenditori diciamo che Confcommercio è al loro fianco e che denunciare si deve, perché è un dovere morale e giuridico; si può, perché non si è soli davanti alle minacce della criminalità; conviene, perché sottrarsi alla morsa della criminalità significa costruire sviluppo per la propria impresa e per la collettività».

A cura di Andrea Arnaldi

Tratto da La Clessidra – dicembre 2017