HomeNewsletterNEWSLETTER ASSOROLOGI INFORMA – 27 febbraio 2019

NEWSLETTER ASSOROLOGI INFORMA – 27 febbraio 2019

NEWSLETTER ASSOROLOGI INFORMA – 27 febbraio 2019

  1. IL MERCATO DEGLI OROLOGI NEL 2018

“IL MERCATO DEGLI OROLOGI IN ITALIA” – la presentazione pubblica dei risultati dell’indagine “Consumer” 2018 sugli orologi da polso realizzata in collaborazione con GfK Italia, avrà luogo a Milano Venerdì 15 marzo 2019 dalle ore 11:00 alle ore 13:00 presso la sede di Corso Venezia 47 – Sala Turismo (piano sotterraneo). L’evento è aperto alla partecipazione delle imprese e della stampa e deve essere confermata alla Segreteria dell’Associazione: info@assorologi.it – tel. 027750255

  1. LE ESPORTAZIONI SVIZZERE 2018

La federazione dell’Industria dell’Orologeria Svizzera ha diffuso una nota a commento delle esportazioni 2018 di orologi nel mondo. L’anno si è chiuso con un segno positivo per gli orologi svizzeri: le esportazioni di lancette elvetiche sono state pari a 21,17 miliardi di franchi (18,5 miliardi di euro), il 6,3% in più rispetto al 2017, anche se  il mese di dicembre ha evidenziato una flessione (-2,8%), così come era già avvenuto nel mese di settembre (-6,9% ). L’andamento delle esportazioni è stato decisamente positivo nel primo semestre dell’anno (+10,6%), per poi rallentare a +2,3% negli ultimi sei mesi. Le migliori performance sono state quelle di Asia e Stati Uniti, mentre l’Europa ha rallentato vistosamente e con essa il mercato italiano. Nel dettaglio dei primi dieci mercati, Hong Kong balza del 19,1%, gli Stati Uniti dell’8,2%, la Cina dell’11,7 per cento. Seguono Giappone (+9,1%), Regno Unito (-4,4%), Germania (+4,3%), Singapore (+0,7%), Francia (+9,1%), Italia (-14,3%), Emirati arabi uniti (+1,7 per cento). I dati ufficiali ISTAT relativi al mercato italiano 2018 e la loro rielaborazione da parte di ASSOROLOGI, saranno disponibili nel mese di marzo. La nota della Fédération de l’industrie horlogère suisse può essere chiesta alla Segreteria Assorologi.

  1. CONCORRENZA E DISTRIBUZIONE SELETTIVA

La Commissione UE il 4 febbraio u.s. ha avviato l’attesa consultazione pubblica in materia di accordi verticali (https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/initiatives/ares-2018-5068981/public-consultation_it) che si concluderà il 27 maggio p.v. Tale consultazione è finalizzata a raccogliere tra gli stakeholders dati e opinioni sul funzionamento del regolamento (UE) n. 330/2010 della Commissione (regolamento di esenzione per categoria relativo agli accordi verticali e relative linee guida, già trasmessi con la precedente comunicazione) affinché quest’ultima possa stabilire se lasciar scadere il regolamento stesso, prorogarne la validità o modificarlo (congiuntamente alle linee guida). Nei giorni scorsi ASSOROLOGI ha partecipato ad un Tavolo di lavoro istituito nell’ambito del Sistema Confcommercio allo scopo di esaminare la normativa e valutarne le proposte di modifica, anche alla luce del questionario diramato dalla Commissione ai fini della consultazione pubblica.

  1. TITOLARI DI BRAND E LICENZIATARI

Nelle settimane scorse si è manifestata una problematica relativa alla qualificazione di “Fabbricante” ed ai relativi obblighi, che potrebbe avere un impatto negativo sull’attività d’impresa. Ai sensi del Regolamento 675/2008 /UE la qualifica di “Fabbricante” di un prodotto spetta a “una persona fisica o giuridica che fabbrica un prodotto oppure lo fa progettare o fabbricare e lo commercializza apponendovi il suo nome o marchio”; la coeva Decisione 768/2008/UE  contiene anch’essa la medesima definizione: “3) «fabbricante»: una persona fisica o giuridica che fabbrica un prodotto o lo fa progettare o fabbricare, e lo commercializza apponendovi il proprio nome o marchio”. Tale definizione – che detto incidentalmente è identica a quella prevista per il settore ambientale Direttiva 2012/19/UE (RAEE) e in materia di sicurezza generale dei prodotti Direttiva 2001/95/CE –  è conseguentemente riportata in tutte le direttive sulla conformità del di prodotto, che si ispirano necessariamente ed istituzionalmente a tale Regolamento.

La ratio della previsione è evidentemente quella di attribuire le responsabilità del “Fabbricante” a chi  fa fabbricare il prodotto e lo commercializza, mettendoci così “la faccia” nei confronti dell’utilizzatore finale,  evitando che le responsabilità per difetti, mancata conformità, sanzioni amministrative, documentazione inidonea vengano attribuite a qualche produttore remoto, magari residente in una località sperduta di un  paese distante e difficilmente identificabile  e raggiungibile, specie se opera attraverso una Trading Company.

Per questo motivo, ad esempio, la Guida alla Direttiva Giocattoli stabilisce quanto segue : “ …If an EU based company has a toy manufactured in- or outside the EU and sells it under the license brand (according to a license contract), the EU based company is still the manufacturer and has to mark his address on the toy. There is no obligation to print the address of the license-owner”. Risulta che l’autorità di vigilanza preposta a tali prodotti si adegui correntemente a tale principio e, pertanto, il licenziatario, ai fini della qualificazione come “Fabbricante” è ritenuto rientrare nella categoria di chi appone il “proprio” marchio sul prodotto fatto fabbricare da terzi.

Per completare il quadro, va rilevato che ci sono grandi società della GDO Europea che hanno depositato e pubblicizzato marchi consolidati al solo ed esclusivo fine di concederli  in licenza ad operatori affinché questi – che hanno la perizia , l’attrezzatura ed il personale necessario – si interfaccino col produttore asiatico incaricato di fabbricare apparecchi aventi determinate caratteristiche tecniche ed appongano quindi il marchio ad essi licenziato, presentandosi correttamente come “fabbricanti”, assumendosene tutte le conseguenti responsabilità . Pertanto, se non si applicasse il principio per cui – ai fini di integrare  la figura del “Fabbricante” –  il licenziatario equivale o è equiparato al licenziante, si aprirebbero scenari assolutamente incompatibili con il commercio intra UE e sicuramente pregiudizievoli per molti operatori economici europei, appartenenti a anche diversi livelli della filiera distributiva .

La novità negativa richiamata in premessa è dovuta al fatto che un’altra direzione del medesimo MISE, sulla base di un’interpretazione decisamente discutibile della Direttiva 2014/53/UE  art. 2.12., ha deciso di NON riconoscere al licenziatario di un marchio che abbia fatto fabbricare un prodotto, il diritto di apporre il marchio stesso sul prodotto qualificandosi come “Fabbricante” . E’ stato avviato un lavoro finalizzato ad un chiarimento ufficiale che elimini dubbi interpretativi e confermi gli orientamenti generali sopra illustrati.

  1. CONVEGNI E SEMINARI

Segnaliamo alcuni eventi organizzati da AICE e dalla Direzione Commercio Estero di Confcommercio Milano e aperto alla partecipazione gratuita delle imprese nostre associate.

Giovedì 7 marzo ore 9,30: Seminario sul tema “Incassi e pagamenti in valuta: come una gestione del rischio di cambio può portare valore all’azienda” Commercio estero e rapporti internazionali: due fattori che stimolano l’aumento delle transazioni in valuta straniera da parte delle aziende italiane. Muoversi sui mercati globali è un’opportunità di crescita imperdibile; tuttavia, operare con valute estere comporta rischi importanti da gestire in modo efficace ed efficiente. L’incontro, organizzato in collaborazione con Ebury, ha l’obiettivo di fornire informazioni di mercato e suggerimenti pratici alle aziende interessate a minimizzare gli effetti non desiderati delle fluttuazioni valutarie attraverso una gestione efficace della problematica. Impostando un giusto approccio ed utilizzando gli strumenti finanziari di copertura più adatti, Ebury offre soluzioni semplici e personalizzate per evitare che la volatilità sui tassi di cambio abbia ripercussioni negative sul conto economico.

Mercoledì 13 marzo ore  9,00: Seminario sul tema “AEO: una certificazione per l’internazionalizzazione delle imprese”. In uno scenario internazionale che richiede competenza, velocità e affidabilità, le aziende che ottengono la certificazione AEO beneficiano di ridotti controlli presso tutte le dogane europee, nonché con le dogane di Stati Uniti, Cina, Giappone, Svizzera, con minori costi di gestione e una sensibile diminuzione dei rischi, acquisendo un maggiore appeal commerciale. Il seminario ha l’obiettivo di illustrare i vantaggi diretti e indiretti connessi allo status di AEO, che è un marchio internazionale di qualità, nonché le modalità e i requisiti necessari per il rilascio dell’autorizzazione.

Martedì 19 marzo ore 9,15: Seminario sul tema “Il regolamento REACH: obblighi e scadenze per gli importatori di prodotti di consumo” . Il Regolamento (CE) n. 1907/2006 REACH (Registration, Evaluation, Authorisation & Restriction of Chemicals) ha lo scopo di incrementare la tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente dai rischi delle sostanze chimiche. Il REACH ha impatto anche sulle sostanze presenti negli articoli (ad esempio giocattoli, accessori, complementi d’arredo, prodotti tessili, prodotti elettrici/elettronici, ecc..). Il Regolamento, quindi, interessa la maggior parte delle aziende europee, anche quelle che apparentemente non risultano interessate dalle problematiche relative alle sostanze chimiche. Il Regolamento Reach definisce un articolo come un oggetto a cui sono dati, durante la produzione, una forma, una superficie o un disegno particolari che ne determinano la funzione in misura maggiore della sua composizione chimica. Il seminario ha l’obiettivo di fornire una panoramica sugli obblighi e le scadenze previste dal Regolamento Reach, con focus particolare al testing su articoli e su prodotti finiti.

 La partecipazione è gratuita per le aziende associate Confcommercio.
Programma e scheda di partecipazione possono essere chiesti alla Segreteria dell’Associazione.

Le iscrizioni saranno confermate tramite e-mail tre giorni prima dell’incontro

 

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