GLI ITALIANI E GLI OROLOGI DA POLSO
A cura della Segreteria Assorologi
Milano, 23 marzo 2009
Nel corso del 2008 in Italia sono stati venduti 7,8 milioni gli orologi da polso, per un valore di 1,39 miliardi di euro: sono questi i dati globali elaborati da GfK Retail & Technology, nell’ambito della quarta indagine annuale sugli acquisti di orologi da polso in Italia effettuata per conto di ASSOROLOGI.
Trovano quindi conferma le sensazioni negative sul trend dei consumi che ha manifestato un rallentamento a partire dalla seconda metà dell’anno: il 2008 si chiude con una contrazione delle vendite sia a quantità (-7%) che a valore (- 6,7%).
Resta stabile a 177 euro, dopo tre anni di crescita costante, il prezzo medio.
A quantità prevalgono i modelli da donna (50% contro il 40% da uomo e il 10% da bambino), mentre a valore le posizioni si invertono evidenziando una prevalenza sempre più marcata dei modelli da uomo (60% contro il 40% da donna).
L’orologio maggiormente venduto è “solo tempo” (78%), con movimento al quarzo (70%), in netta ripresa rispetto ai modelli con movimento meccanico.
Prevalgono poi la cassa in acciaio (82%), il quadrante analogico (89%) ed il bracciale in metallo (45%). Il canale tradizionale (Gioiellerie ed orologerie) resta quello privilegiato anche se perde posizioni rispetto all’anno precedente (49% degli acquisti in quantità
e 60% a valore). Prosegue il trend di netta crescita delle gioiellerie poste all’interno di centro commerciali (19% a quantità e 18% a valore). Il canale Internet cresce in numero di pezzi (2% contro 1,2 del 2007) ma cala in valore (4% contro il 5% dell’anno precedente).
«Anche il mercato dell’orologeria soffre una congiuntura globale fortemente negativa – afferma il Presidente ASSOROLOGI Mario Peserico – che ha iniziato a manifestarsi subito dopo l’estate scorsa compromettendo l’andamento dell’intero anno 2008. Vogliamo guardare al futuro con ottimismo, anche se non abbiamo ancora segnali che ci consentano di dare concretezza a questo auspicio. Di sicuro le nostre aziende faranno la loro parte per contribuire ad una inversione di tendenza».