Contro la Contraffazione lotta senza quartiere
a cura di Andrea Arnaldi | Pubblicato su La Clessidra di settembre/ottobre 2008

Il fenomeno criminale della contraffazione rappresenta come è noto uno dei più fiorenti mercati che alimentano attività criminose di ben più alto allarme sociale. Se vi fosse questa consapevolezza diffusa, probabilmente il fenomeno non sarebbe così fiorente.

Invece, non sempre senza colpa, la gente ignora o vuole ignorare che l’acquisto della borsa o dell’orologio falso non rappresenta un capriccio gioioso fine a se stesso, ma contribuisce a finanziare organizzazioni poco raccomandabili che fanno della contraffazione una delle principali fonti di sostentamento accanto ad altre attività meno “simpatiche” come ad esempio il commercio delle sostanze stupefacenti.

E invece no: la gente sembra davvero convinta che l’acquisto di un prodotto contraffatto sia un gioco, un “divertissement”, una sorta di innocua civetteria. È quanto viene tristemente confermato dalla più recente ricerca in materia, commissionata da Confcommercio e realizzata dall’Istituto Piepoli. Secondo questa recentissima indagine, il fatturato dei falsi in Italia è in leggero aumento (7,5 miliardi di euro contro i 7,2 del 2007). Questa bella quantità di denaro viene annualmente spesa dagli italiani per acquistare soprattutto abbigliamento, accessori e prodotti multimediali (3,2 miliardi), giocattoli e calzature (1,4 miliardi) e altri articoli (2,9 miliardi).

I prodotti più acquistati sono i capi di abbigliamento (35%), le borse (30%), cinture e occhiali (21%). L’acquisto è vissuto come si diceva prima con molta spensieratezza, tanto che il 60% degli italiani acquista i prodotti contraffatti tranquillamente in giro per le vie della città, il 45% approfitta invece dei periodi di vacanza e dei viaggi, soprattutto i giovani tra i 18 e i 34 anni. Il 68% degli intervistati è convinto che l’acquisto di merce di marca non originale sia un danno per l’economia e contribuisca ad alimentare la criminalità, mentre il 30%, soprattutto giovani tra i 18 e i 34 anni con un livello basso di istruzione, è addirittura favorevole a questo genere di acquisti ritenendo di non far nulla di male. 
Ma secondo i nostri spensierati connazionali, di chi è la responsabilità se il mercato del falso è così fiorente: non certo di chi acquista, ma solo di chi offre questi beni. Le responsabilità della diffusione del fenomeno vengono infatti attribuite dal 64% degli intervistati ai produttori di merce non originale. Sembra davvero che occorra agire sul piano della sensibilizzazione degli italiani su questi temi, oltre che su una più efficace azione di prevenzione e di repressione del fenomeno.
A questo riguardo, meritano attenzione le parole del ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, intervenuto a Napoli al convegno “Contraffazione: analisi e proposte per la difesa di un mercato legale”, promosso da Confcommercio nel settembre scorso.

Scajola ha illustrato le strategie d’intervento dell’esecutivo per contrastare il fenomeno. 
“La nostra azione di contrasto – ha detto il ministro - si sviluppa lungo tre direttrici: la sensibilizzazione delle diverse fasce di consumatori, a partire dai più giovani; l'inasprimento e la rigida applicazione delle sanzioni, coinvolgendo la Guardia di Finanza, le dogane, le amministrazioni centrali e periferiche dello Stato e il rafforzamento della collaborazione a livello internazionale, per garantire la tutela del made in ltaly nel mondo”. 
“Proprio in questi giorni – ha ricordato Scajola - stiamo avviando una campagna di comunicazione rivolta agli studenti nelle scuole ed ai giovani. Alla campagna per i giovani, affiancheremo azioni mirate verso i consumatori adulti ed evoluti, che amano spesso abbinare accessori contraffatti ai propri capi di abbigliamento autentici. Si tratta di una sorta di “vezzo”, sempre più diffuso anche tra persone dotate di un elevato grado di istruzione e di reddito, che raramente ne percepiscono il disvalore sociale.
L’obiettivo della nostra campagna di comunicazione è chiarire che l’acquisto di un prodotto contraffatto non può essere considerato un'infrazione “veniale”, un semplice aiuto, quasi un atto di solidarietà sociale nei confronti di soggetti bisognosi. Il venditore di merce contraffatta è, in realtà, l’ultimo anello di una lunga catena, dietro la quale spesso si celano organizzazioni criminali di caratura transnazionale, di cui sarebbe profondamente sbagliato sottovalutare la pericolosità. Indagini recenti hanno, infatti, dimostrato che il guadagno illecito che si riesce a realizzare con la contraffazione è ai vertici dei fatturati criminali, raggiungendo i 5 miliardi di euro. C’è poi un altro aspetto, troppo spesso sottovalutato: le merci contraffatte costituiscono un serio pericolo per la salute e la sicurezza dei consumatori. Senza contare poi il danno sociale connesso allo sfruttamento di soggetti deboli (soprattutto extracomunitari e disoccupati) impiegati nelle attività di produzione e distribuzione di merci contraffatte”.

Oltre che sul versante della prevenzione, il ministro ha evidenziato gli interventi del governo sul sistema sanzionatorio. “Con il disegno di legge sottoposto all’esame del Parlamento, elaborato anche grazie al vostro contributo di idee – ha detto Scajola – abbiamo rimodulato le sanzioni, calibrandole in relazione alla diversa gravità delle violazioni e rendendole di più agevole applicazione. Abbiamo ridotto la sanzione minima comminata nei confronti di chi mette in commercio o acquista prodotti contraffatti, proprio per renderla più facilmente applicabile da parte delle autorità preposte. Abbiamo, inoltre, previsto la confisca e la successiva distruzione in tempi rapidi delle merci confiscate, salvo esigenze connesse allo svolgimento delle indagini: in questo modo eviteremo che le merci confiscate possano venire reimmesse sul mercato, frustrando di fatto l'obiettivo della disciplina”. “La nostra azione di tutela – ha però aggiunto il ministro – non può fermarsi a livello nazionale ma per avere efficacia deve estendersi anche in ambito europeo e internazionale. Per offrire assistenza e consulenza legale alle nostre imprese che operano fuori dai confini nazionali, sono ormai entrati a regime i 4 desk anti-contraffazione avviati dal precedente Governo Berlusconi e ora realizzati insieme all’ICE ed alle nostre Ambasciate”. 

Infine, il ministro ha ricordato che nei prossimi giorni proporrà al Parlamento l'istituzione del “Consiglio nazionale anticontraffazione”, con sede presso il Ministero dello sviluppo economico, “al quale inviteremo a partecipare non soltanto rappresentanti del settore pubblico, ma anche esponenti del mondo produttivo, associazioni di categoria ed organismi di rappresentanza di aziende e settori, al fine di porre in essere azioni comuni e sinergiche, che possano rivelarsi efficaci nella lotta alla contraffazione”.

L’augurio di noi tutti è che alle parole seguano i fatti e che davvero possa iniziare una nuova fase maggiormente dinamica e concreta nella lotta alla contraffazione. 
Per quanto riguarda il mondo dell’orologeria ASSOROLOGI ha dato il via da mesi ad una campagna innovativa e coinvolgente che proseguirà nel tempo con nuove modalità e nuovi strumenti di comunicazione.

Altre iniziative stanno seguendo questo esempio, nella assoluta consapevolezza che, nonostante il beato disincanto di molti, la contraffazione meriti una lotta senza quartiere.

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