La piccola e media impresa e l’accesso al CREDITO
a cura di Andrea Arnaldi | Pubblicato su La Clessidra di maggio/giugno 2009
È un vero e proprio incubo di questi mesi così travagliati: l’accesso al credito, ovvero come fare a interloquire con un sistema bancario sempre più ingessato e statico e soprattutto ottenere credito a costi accettabili.
Questo è il problema dei problemi per il 95% delle imprese italiane, ovvero tutte quelle che sono classificate, secondo parametri internazionali, come “PMI – piccole e medie imprese”. Se si riflette sul fatto che l’accesso al credito non è mai stato particolarmente facile nel nostro Paese, si potrà comprendere facilmente come negli ultimi mesi, quando cioè alle restrizioni ulteriori introdotte dalla applicazione dei parametri del secondo accordo interbancario di Basilea (Basilea 2 per tutti) si è aggiunta una congiuntura economica mondiale a dir poco allarmante.
E così, è diventato ancor più vero che chi è molto solido accede credito mentre chi più ne avrebbe bisogno ne è emarginato. Non si tratta di luoghi comuni o di semplici “sensazioni” che, più o meno con fondamento concreto, in qualche modo si percepiscono frequentando il nostro sistema imprenditoriale. Si tratta di dati di fatto incontrovertibili, resi evidenti da indagini serie ed approfondite. L’ultima in ordine di tempo, appena pubblicata nel momento di andare in stampa, è quella prodotta dall’Ufficio Studi di Confcommercio in collaborazione con Format Ricerche di Mercato e presentata nel mese di maggio nell’ambito delle iniziative realizzate dalla Confederazione in occasione della Prima settimana europea delle PMI.
L’indagine si intitola, “Credito e PMI – Imprese, credito e crisi dell’economia” e meriterebbe di essere studiata con molta attenzione. In questo contesto, è sufficiente riprendere i dati di sintesi e offrirli alla riflessione dei nostri lettori. Vediamo allora quali sono le conclusioni a cui perviene questa indagine.
Il 73,7% delle imprese avverte un peggioramento della situazione economica del Paese nel primo trimestre del 2009, rispetto al trimestre precedente, e il 30,9% ritiene che questa situazione si aggraverà ulteriormente nel secondo trimestre del 2009. Gli effetti di questo peggioramento si fanno sentire anche sull’andamento economico delle imprese stesse che risulta peggiorato, nel primo trimestre del 2009, nel 53,5% dei casi con un’analoga previsione anche per il secondo trimestre dell’anno per il 23,4% delle imprese. Una situazione di difficoltà, quindi, per fronteggiare la quale, quasi il 60% delle Pmi intende ricorrere ad una riduzione dei costi, ad esclusione di quelli relativi al personale.
Per quanto riguarda i rapporti con le banche, tre imprese su quattro li ritengono soddisfacenti ma alcune condizioni andrebbero migliorate, in particolare: il tasso applicato (per il 48,5% delle imprese), i costi (39,3%), le richieste di garanzie (24,9%). A conferma di ciò, quasi la metà delle imprese ritiene elevato sia il costo del finanziamento sia il livello delle garanzie reali e personali richieste.
Poco meno del 40% delle imprese manifesta un qualche genere di difficoltà nel fare fronte al proprio fabbisogno finanziario nel primo trimestre del 2009 e solo il 15% prevede un miglioramento nel secondo trimestre. Tra le principali cause delle difficoltà, quasi la metà delle imprese indica ricavi insufficienti, mentre per il 42% ciò è dovuto a entrate irregolari o in ritardo.
Diminuiscono sia la domanda di credito in generale da parte delle imprese (il 72,3% non ha richiesto alcun fido nel primo trimestre e non lo farà nemmeno nel secondo), sia la percentuale di imprese che ha visto accogliere la propria richiesta di fido; e sono sempre più numerose le imprese che hanno ricevuto un ammontare inferiore a quello richiesto (dal 9,7% del quarto trimestre 2008 al 14,5% del primo trimestre 2009) e quelle ancora in attesa di conoscere la risposta della banca riguardo la propria richiesta di finanziamento (dall’8,6% al 14,2%). Non si registrano, invece, particolari problemi né per quanto riguarda la quantità e la durata temporale del credito, né per i costi di finanziamento e di istruttoria; unica eccezione, un inasprimento delle garanzie richieste dalle banche. Le maggiori difficoltà, sia per quanto riguarda la capacità di far fronte al proprio fabbisogno finanziario sia per l’accesso al credito, sono avvertite, in particolare, dalle microimprese del commercio residenti nel Mezzogiorno.
Di fronte a questo quadro, certamente problematico, è necessaria un’azione forte capace di coinvolgere tutti gli attori del mercato: sistema bancario, autorità di governo e controllo, mondo imprenditoriale.
Ne ha parlato con chiarezza anche il Presidente di Confcommercio Carlo Sangalli: «Le banche italiane debbono recuperare il rapporto di prossimità con le imprese, che si è rivelato, come ci insegna la storia, prezioso per lo sviluppo del territorio. È fondamentale che il modello di intermediazione del credito soprattutto in una fase di crisi come quella attuale si fondi su una maggiore continuità di relazioni con la clientela». Questo vale sempre, riprendendo le parole di Sangalli, «soprattutto per le piccole e medie imprese che strutturalmente incontrano ostacoli maggiori rispetto alle imprese di più grandi dimensioni nel diversificare le fonti di finanziamento esterno».
Le banche devono svolgere il loro ruolo primario, vale a dire agire a sostegno dell’economia reale così da consentire alle imprese di dotarsi degli strumenti essenziali per fronteggiare la crisi e prepararsi alla crescita che ne seguirà.