News Mondo Finanziario, marzo 2010

Il mercato svizzero in calo nel 2009
16 marzo 2010

Il mercato svizzero degli orologi continua a registrare cali, l’export di orologi a settembre 2009 è stato del –26%.

Secondo quanto riportato dalla Federazione dell’industria dell’orologeria la perdita corrisponde a 1,1 miliari di franchi svizzeri, pari a 727,5 milioni di euro.

Particolarmente preoccupante il fatto che anche i mercati più forti siano in calo: ad Hong Kong sono scese dl 29,9% e negli USA del 43,4%.

Dati che fanno tornare ai livelli del 2006. I settori più in crisi sono quelli degli orologi con prezzo inferiore a 200 franchi, con una diminuzione delle vendite del 50%.

Il lusso quindi resiste, il consumatore di alto livello continua a non badare a spese, mentre la fascia medio bassa risente fortemente della crisi riduce gli acquisti proporzionalmente al proprio potere d’acquisto, e forse anche per il fenomeno di suggestione collettiva più o meno irrazionale causata dal crollo dell’alta finanza.

Richemont si rialza e guarda avanti
8 marzo 2010

Richemont regge la caduta del 2009 grazie al mercato Asiatico che porta il Gruppo a una crescita del 12% solo nel mese di dicembre.

Nel complesso +2% nel terzo trimestre 2009 che fa tirare un respiro di sollievo al potente Gruppo Richemont, che chiude con qualche brutta esperienza da dimenticare e tanti buoni propositi per il futuro.

L’importante è che il colpo sia stato attutito, e tutto grazie al mercato asiatico. Infatti la crescita nel Sol Levante è stata del 25%, a fronte dei valori negativi del mercato occidentale: europeo (-4%), americano (-2%), così come del Giappone dove un notevole -12%, si giustifica in parte per la critica caduta della finanza nipponica nell’anno passato.

Tra le cause interne attribuite al crollo c’è il fatto dei brand del Gruppo essere essenzialmente legati ai settori dell’orologeria e della gioielleria, fortemente colpiti dalla crisi, piuttosto che agli accessori. Una vertente che in qualche modo ha “salvato” altri importanti gruppi quali LVMH (proprietari di Vuitton, Givenchy, Tag Heuer) e PPR (a cui appartengono Gucci, Yves Saint Laurent, Boucheron).

Richemont intanto pianifica i prossimi mesi in Cina, dove Cartier è particolarmente apprezzato, per aumentare gli investimenti in termini di presenza, passando da 32 boutique a 55 nel giro di 4 anni, secondo quanto stato rivelato dal presidente Bernard Formas.

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