News Mondo Finanziario, maggio 2010
a cura di Pia Mastrangelo
La Distribuzione di Orologi in Italia
9 maggio 2010
Il secondo Censimento della Distribuzione Italiana di Orologi realizzato da Gfk Retail & Technology Italia fotografa la realtà del Bel Paese, ancora molto variegata e prevalentemente familiare di tipo medio-piccolo, con una diminuzione dei punti vendita 20,6% rispetto al 2004.
Tra i 10.455 negozi in tutta la penisola, la maggior parte si concentra nei centri urbani, spesso storici, per l’86% costituito da un unico punto vendita con una superficie media di 54,9 mq, nell’ 60% dei casi con 1 o 2 vetrine che si affacciano sulla strada.
Dal 2004 la situazione non è di molto cambiata, l’informatizzazione è stata scarsa: nonostante il 27% possieda un sito internet, solo il 22% lo utilizza per gestire le vendite on-line, mentre nell’80% dei casi funge da semplice vetrina virtuale.
L’integrazione distributiva è molto marginale, 2% dei negozi, ed è stata registrata una scarsa propensione per l’uso delle ricerche di mercato e una diffidenza nel dichiarare i dati relativi alle vendite e agli stock.
Il processo di acquisto per il 50% è direttamente da importatore – distributore – produttore, il 32% si rivolge alla casa madre e un 16% si rifornisce da un grossista e importatore parallelo, con criteri di acquisto fondati principalmente sulla marca più che sul cliente o sulla fascia di prezzo.
Nonostante la quasi totalità tratti anche articoli di gioielleria, il fatturato è dato soprattutto dagli orologi da polso. Questa tendenza non ha spinto tutti a fornirsi di un laboratorio di riparazione, solo il 42% lo possiede e a compiere manutenzioni in profondità è un 34%.
La tendenza alla localizzazione in un centro commerciale è bassissima, limitata a un 5%. L’universo italiano è ancora costituito prevalentemente da negozi su strada e l’allestimento delle vetrine è gestito nel 92% dei casi dai proprietari o dai dipendenti, che lo aggiornano normalmente una volta al mese o addirittura solo una volta ogni due mesi. In questo quadro non stupisce che la media degli addetti sia di 2, e solo il 24% ne ha da 3 a 5.
L’abbassamento del numero dei punti vendita rispetto al 2004 è sintomatico del periodo di crisi sentito dai commercianti medio - piccoli, che hanno dimostrato di non aver investito in adeguati studi di mercato, e che non hanno optato per unirsi e cercare di ridurre i costi della distribuzione, continuando invece ad avere una certa diffidenza rispetto alla condivisione delle informazioni.