Il commercio elettronico
pubblicato su La Clessidra di Novembre-Dicembre 2000

Copertina

L'esplosione del fenomeno Internet sta determinando la diffusione sempre più massiccia dell'e-commerce vale a dire della vendita di beni e servizi, sia al consumatore che tra soggetti imprenditoriali, a mezzo dello strumento informatico.

La crescita vertiginosa del commercio elettronico in tutti i settori merceologici e, soprattutto, le dimensioni che il fenomeno è destinato ad assumere a breve e medio termine, pongono necessariamente degli interrogativi anche al mondo dell'orologeria. Si tratta di interrogativi di ordine amministrativo, legale, organizzativo, contrattuale, gestionale. Non è certamente possibile neppure iniziare ad affrontare l'intera problematica del commercio elettronico di orologeria in un semplice articolo di rivista. Mi sembra però opportuno "lanciare il sasso" e provare almeno a fornire alcuni spunti di riflessione su questa tematica così complessa ed articolata.

È bene premettere che con il DPR 10/11/97 n. 59 è stata data piena cittadinanza nel nostro sistema giuridico all'informatica: l'art. 15 dispone, infatti, che "gli atti, dati e documenti formati con strumenti informatici o telematici, i contratti stipulati nelle medesime forme...sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge".

Il decreto legislativo 114/98, il cosiddetto "decreto Bersani" di riforma del commercio, dedica l'articolo 21 al commercio elettronico, di cui si riconosce l'importanza e che le autorità amministrative sono invitate a favorire e disciplinare.

Quale prima conseguenza di questa norma di carattere programmatico, il Ministero dell'Industria, Commercio e Artigianato ha emanato la circolare 3487/C del 1° giugno 2000 con la quale, limitatamente al commercio elettronico di beni direttamente al consumatore finale, fornisce le prime indicazioni di ordine operativo. In particolare, il Ministero chiarisce che questa modalità di vendita, se svolta tra soggetti italiani, è assoggettata alla disciplina dettata per le vendite per corrispondenza, televisione ed altri sistemi di comunicazione di cui all'articolo 18 del decreto Bersani.

In particolare, l'attività di commercio elettronico al dettaglio è soggetta:

  • A previa comunicazione al Comune nel quale l'esercente ha la residenza (persona fisica) o la sede legale (società).
  • Alla possibilità di iniziare l'attività dopo il decorso di 30 giorni dal ricevimento della comunicazione da parte del Comune.
  • Al possesso dei requisiti morali necessari all'esercizio di qualunque attività commerciale.
  • Al divieto di invio al consumatore di prodotti non richiesti.
  • Alla possibilità di invio di omaggi e campioni purché senza alcun onere a carico del consumatore.

Il commercio elettronico all'ingrosso può essere esercitato unicamente previa dichiarazione del possesso dei requisiti morali resa dall'imprenditore all'atto dell'iscrizione al Registro delle Imprese.

A queste prime, scarne, disposizioni di ordine amministrativo ha fatto seguito la direttiva comunitaria 2000/31/CE sul commercio elettronico, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee del 17 luglio scorso. Si tratta, anche in questo caso, di un testo prevalentemente programmatico che detta regole generali lasciando agli Stati membri il compito di dar corpo ad una disciplina organica della materia.

Tra i principi generali menzionati dalla nuova direttiva europea, spiccano i seguenti:

  • L'esclusione della necessità di autorizzazione preventiva per l'esercizio del commercio elettronico.
  • L'applicazione della legge del paese d'origine del venditore.
  • L'obbligo del venditore di fornire al consumatore i suoi dati, ogni dettaglio sulle modalità di vendita e su ogni fase del contratto.

Benché vaghi, questi principi generano già le prime perplessità: l'applicazione della legge del venditore contrasta con quanto previsto dal decreto legislativo 185/99 sulle vendite a distanza che impone al contrario l'applicazione della legge del consumatore.

È poi evidente che, proprio in virtù della intrinseca internazionalizzazione di questa modalità di vendita, la fissazione delle regole deve seguire criteri di omogeneità e coerenza con i principi internazionalmente riconosciuti: una discrezionalità eccessiva in capo a ciascuno Stato rischia di creare una giungla inestricabile a tutto danno della trasparenza nelle transazioni commerciali.

Ma ben al di là delle pur fondamentali problematiche di ordine amministrativo, restano sul tappeto rilevanti questioni di ordine contrattuale che non possono essere trascurate.

Gli aspetti fondamentali della questione sono i seguenti:

  • Tutti i principali orologi di marca sono venduti al pubblico tramite una rete di negozi al dettaglio con i quali l'importatore nazionale stipula un contratto di concessione, rientrante nella tipologia dei contratti di "distribuzione selettiva ed esclusiva".
  • Tali contratti di norma individuano le caratteristiche richieste al dettagliante per poter rivestire la qualifica di "concessionario ufficiale" e definiscono prerogative e divieti connessi a tale qualifica, ma solo in rari casi contemplano la modalità di vendita del commercio elettronico. Alcuni contratti, più genericamente, contemplano il divieto di vendita al di fuori del negozio o per corrispondenza.

La crescente diffusione della modalità di vendita "commercio elettronico", caratterizzata dal sostanziale superamento delle barriere geografiche, è certamente suscettibile di creare turbative di mercato tra importatori esclusivi di diverse nazioni, tra importatori e negozi concessionari e tra negozi concessionari tra di loro e pone pertanto gravi interrogativi in ordine ad una sua corretta disciplina contrattuale.

L'approccio al problema non può prescindere dal recentissimo Regolamento comunitario 2790/1999 in materia di concorrenza tra imprese. Secondo le regole europee, i sistemi di distribuzione esclusiva e selettiva (tipici del nostro settore) sono ammissibili purché ricorrano alcune condizioni, tra le quali l'assenza di clausole contrattuali vietate.

Non è questa la sede per iniziare l'analisi del Regolamento comunitario, delle singole clausole ammesse o vietate e della loro incidenza sui contratti in corso nella prospettiva del commercio elettronico.

È chiaro, però, che nessun operatore commerciale del settore orologeria può prendere in considerazione il commercio elettronico senza verificare e, se del caso, integrare, i propri contratti di concessione alla luce dei richiamati principi dettati dall'Unione Europea.

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