NOTA SUL FENOMENO DELLA CONTRAFFAZIONE
N°7 - Milano, 12 dicembre 2007
Il commercio di prodotti contraffatti non può essere più considerato un fenomeno marginale dell’economia mondiale.
L' industria della contraffazione ovviamente non pubblica i propri bilanci. Le stime sono induttive e quasi sempre per difetto. Ancora più difficili da valutare sono i danni che essa provoca: da quelli di immagine, ai mancati introiti fiscali e i rilevanti costi sociali, senza dimenticare la sottrazione alle vendite legittime da parte delle vendite contraffatte.
Si valuta che la quota di vendite di merci contraffatte sull’intero commercio mondiale si aggiri tra il 7% e il 9%, con un incremento mondiale stimato del 1.850% circa tra il 1993 ed il 2005.
Una ricerca dell’OCSE diffusa in primavera 2007 calcola in 200 miliardi di dollari i soli prodotti contraffatti che hanno attraversato frontiere doganali tra la produzione e il consumo. Tenendo conto anche di quelli prodotti e consumati all’interno della stessa area doganale, il totale potrebbe più che raddoppiare.
Di questi 200 miliardi di dollari, l’industria degli orologi occupa una fetta del 5%.
Negli ultimi 10 anni, a causa della contraffazione, si stima che 270.000 di persone, a livello mondiale, abbiano perso il proprio posto di lavoro, di cui quasi la metà nella sola Comunità Europea.
Oltre il 50% della produzione mondiale di contraffazioni proviene dal Sud-Est asiatico, il 35% circa dal bacino mediterraneo. Le dinamiche della globalizzazione fanno sì che il transito di merci da un bacino all’altro sia molto più facile e sempre più spesso componenti falsificati di origine cinese entrano nell'UE scegliendo i varchi doganali più deboli come i porti del Nord Europa e gli Stati nuovi membri. Sono quindi assemblati e spesso completati mediante l’apposizione di marchi contraffatti in diversi Paesi dell'Unione. Tra di essi purtroppo primeggia l'Italia, che oltretutto è anche prima in Europa nel consumo di tali prodotti.
Per quanto riguarda la produzione di 'falsi' in Italia, questa risulta strettamente legata agli stessi distretti industriali che operano nella produzione 'legale'.
L’industria orologiera ed orafa occupa per lo più le regioni italiane settentrionali ed è proprio in queste zone che si concentra il fenomeno della contraffazione, in quanto sono tra i luoghi principali della produzione di orologi falsi di “alta qualità”.
Il meridione italiano assume invece il ruolo di produttore di falsi di “minore qualità” oltre che di distributore di prodotti contraffatti di ogni livello sull’intero territorio nazionale.
Una recentissima indagine commissionata da Confcommercio e presentata nell’ottobre 2007 afferma che il mercato del falso in Italia genera attualmente un giro d’affari superiore ai 7 miliardi di euro.
Il giro di affari complessivo nei settori abbigliamento, accessori o prodotto multimediale è pari a circa 3,3 miliardi di euro con 108 milioni di atti d’acquisto.
Il settore “accessori”, che comprende gli orologi, vale circa 1,2 miliardi di euro a fronte di 38 milioni di atti d’acquisto.
Il 7% degli italiani che nel 2006 hanno acquistato prodotti falsi hanno scelto almeno un orologio contraffatto, per un valore che è stimato, sicuramente per difetto, attorno agli 85 milioni di euro pari almeno al 16,6% delle importazioni di orologi dalla Svizzera, al 10% del totale delle importazioni italiane di orologi e al 6% del giro d’affari complessivo degli orologi da polso in Italia.
L'Italia risulta inoltre il primo produttore di beni contraffatti a livello europeo e il terzo a livello mondiale. Secondo la ricerca dell’Istituto Piepoli per Confcommercio l'età media di chi compra 'contraffatto' va dai 18 ai 34 anni, la maggior parte sono donne e nel 62% dei casi non si sente in colpa per l'acquisto.
Almeno il 30% della merce venduta via Internet è contraffatta.
Gli intervistati sembrano avere un'immagine della contraffazione dei prodotti come di una cosa sostanzialmente esplicita e manifesta, ovvero riconoscibile, un’occasione a cui ci si concede in modo consapevole e consenziente.
I prodotti contraffatti sono considerati poco costosi, alla portata di tutti, accessibili, divertenti: in realtà il mercato della contraffazione è alimentato dal crimine ed alimenta a sua volta il crimine.
(Fonti: INDICAM, Indagine Piepoli per Confcommercio, ISTAT)