Nichel alla prova
A cura di Andrea Arnaldi | Pubblicato su La Clessidra di luglio/agosto 2011

Con il cosiddetto “Regolamento REACH” del 2006 il legislatore comunitario ha inteso disciplinare in modo organico l’utilizzo di sostanze e preparati chimici in modo da ridurre nei limiti del possibile gli effetti negativi che tali sostanze possono avere sulla salute e sull’ambiente.

Si tratta di una normativa monumentale, particolarmente complessa e dal raggio d’azione vastissimo.
Tra le pieghe del provvedimento, vi è anche una norma che riguarda l’impiego del nichel nella fabbricazione di gioielli, bracciali, anelli, orecchini, casse di orologi e cinturini cioè di prodotti destinati al contatto prolungato con la cute.

Si tratta per essere precisi dell’allegato XVII, punto 27 del regolamento (CE) N° 1907/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio (il Regolamento REACH, appunto).
La norma, sostituisce quella contenuta nella Direttiva 94/27/CE recepita in Italia con il Decreto ministeriale 21 marzo 2000 e ammette il medesimo tasso di cessione già previsto da quelle norme.
Così infatti recita testualmente il punto 27 dell’Allegato XVII:

27. Nichel
CAS n. 7440-02-0
EINECS n. 231-111-4
e suoi composti

1. Non può essere utilizzato:
a) in tutti gli oggetti metallici che vengono inseriti negli orecchi perforati e in altre parti perforate del corpo umano, a meno che il tasso di cessione di nichel da tali oggetti sia inferiore a 0,2 g/cm2/settimana (limite di migrazione);
b) in articoli destinati ad entrare in contatto diretto e prolungato con la pelle, quali:
- orecchini;
- collane, bracciali e catenelle, braccialetti da caviglia, anelli;
- casse di orologi da polso, cinturini e chiusure di orologi;
- bottoni automatici, fermagli, rivetti, cerniere lampo e marchi metallici, se sono applicati agli indumenti;
- se il tasso di cessione di nichel dalle parti di questi articoli che vengono a contatto diretto e prolungato con la pelle è superiore a 0,5 g/cm2/settimana;
c) in articoli come quelli elencati alla lettera b), se hanno un rivestimento senza nichel, a meno che tale rivestimento sia sufficiente a garantire che il tasso di cessione di nichel dalle parti di tali articoli che sono a contatto diretto e prolungato con la pelle non superi 0,5 g/cm2/settimana per un periodo di almeno due anni di uso normale dell’articolo.

2. Gli articoli che sono oggetto del paragrafo 1 non possono essere immessi sul mercato se non sono conformi alle prescrizioni di tali lettere.

3. Le norme adottate dal Comitato europeo di normalizzazione (CEN) sono usate come i metodi di prova per dimostrare che gli articoli sono conformi ai paragrafi 1 e 2

Se dunque nulla cambia in merito al tasso di cessione del nichel consentito, vi è invece qualche novità in materia di prove di laboratorio da effettuare per verificare la conformità dei prodotti a questi limiti.

Gli organismi internazionali di formazione tecnica hanno infatti approvato una nuova norma alla quale tutti coloro che hanno interesse ad eseguire prove di cessione del nichel devono fare riferimento.

È la norma EN 1811:2011, in vigore dal 21 aprile 2011, che viene presentata in questo modo: “La presente norma è la versione ufficiale in lingua inglese della norma europea EN 1811 (edizione marzo 2011). La norma specifica un metodo per simulare il rilascio di nichel da tutte le parti in piercing nelle orecchie o in altre parti del corpo umano e da articoli destinati a venire in contatto diretto e prolungato con la pelle, al fine di determinare se tali articoli sono conformi all’allegato XVII, N° 27 del regolamento (CE) N° 1907/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio (REACH).

Attenzione al nichel, dunque, ed ai metodi di analisi utilizzati per verificarne il rilascio.

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