Identificazione dei consumatori: nasce il NEGOZIO POLIZIOTTO?
A cura di Andrea Arnaldi | Pubblicato su La Clessidra di gennaio/febbraio 2011

“Documenti, prego”: questa frase, tipica di un controllo da parte della polizia stradale o dei vigili urbani, potrebbe diventare frequente anche all’interno dei negozi italiani. Infatti, si sta avvicinando la data di effettiva operatività delle norme contenute nel D.L. 78/2010 (convertito dalla Legge 30/7/2010 n. 122) e attuate da un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 22 dicembre 2010.

Di cosa si tratta? In pratica, allo scopo di acquisire dati utili per la costruzione di uno strumento di verifica fiscale definito, con orrido neologismo, “spesometro”, i dettaglianti avranno l’obbligo di comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate delle operazioni rilevanti ai fini IVA di imponibile superiore a 3.000 euro (pari a 3.600 euro IVA inclusa).

Questa comunicazione telematica deve essere effettuata entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello cui si riferiscono le operazioni: per l’anno 2011 il sistema entrerà in vigore per le operazioni compiute a decorrere dal 1° maggio e la relativa comunicazione dovrà essere trasmessa entro il 30 aprile 2012.

Cosa occorre comunicare?
• L’anno di riferimento;
• La partita IVA o il codice fiscale delle due parti (venditore e acquirente);
• Per i soggetti esteri persone fisiche: cognome, nome, luogo e data di nascita, sesso, residenza, domicilio fiscale, attività esercitata;
• Per i soggetti esteri persone giuridiche: natura giuridica, denominazione, ragione sociale, sede legale;
• I corrispettivi dovuti.

Per di più, secondo alcuni esperti, non sarebbe sufficiente chiedere al cliente di dichiarare (dettare) il proprio codice fiscale, poiché vi sarebbe l’onere di verificare che quel codice fiscale corrisponda effettivamente alla persona che in quel momento si trova dall’altra parte del banco di vendita.
Come era facile immaginare, molte categorie economiche hanno reagito con comprensibile scetticismo e preoccupazione di fronte a questa curiosa figura di”negozio finanziere” o “negozio poliziotto”.

Per quanto riguarda il nostro settore, si sono immediatamente levate le voci di FEDERDETTAGLIANTI e di ASSOROLOGI.

Secondo le parole di Giuseppe Aquilino, presidente della Federazione del Dettaglio Specializzato, “chi fa acquisti importanti spesso desidera la massima riservatezza, un desiderio che non ha motivazioni di carattere fiscale. Se non la trova da noi, questa riservatezza, andrà a cercarla altrove. Basta analizzare le dinamiche commerciali del nostro settore per scoprire che la clientela, per acquisti di elevato valore, è disponibile a una grande mobilità. È dunque probabile, per esempio, che a fronte delle nuove regole molti clienti si orientino verso commercianti ‘disinvolti’ o verso Paesi che prevedono condizioni più semplificate delle nostre. Del resto, l’identificazione del cliente avviene già quando i pagamenti sono effettuati con carte di credito, assegni e via dicendo o quando si acquista con il credito al consumo, per cui sembrerebbe logico non applicare la nuova normativa quantomeno a questi sistemi di pagamento”.

Analoga la reazione di ASSOROLOGI secondo la quale l’obbligo imposto ai rivenditori al dettaglio di identificare i clienti che compiono acquisti di valore superiore a 3.600 euro appare sproporzionato e inapplicabile.

Secondo il commento critico dei produttori ed importatori di orologeria, la norma non distingue i pagamenti eseguiti con strumenti finanziari che consentono la tracciabilità della transazione, come carte di credito ed assegni, che dovrebbero pertanto essere esclusi da questo obbligo. Le uniche transazioni non tracciabili sono quelle effettuate in contante, ma la vigente normativa antiriciclaggio vieta di pagare in contanti transazioni di valore superiore ai 5.000 euro: resterebbero quindi “scoperte” le sole operazioni di valore compreso tra 3.600 e 5.000 euro. Una possibile soluzione, quindi, può essere rappresentata dalla unificazione di questi limiti (a 3.600 o a 5.000 euro) in modo da rendere utilizzabili i contanti solo per operazioni il cui importo non è giudicato rilevante ai fini dello spesometro.

Resta poi una considerazione tutt’altro che banale: non è giusto scaricare sulla distribuzione commerciale oneri di identificazione e di registrazione della clientela difficilmente gestibili sul lato pratico e assai poco compatibili con la legittima esigenza di riservatezza della clientela di beni dal valore unitario elevato.

Non è in discussione, evidentemente, l’importanza della lotta contro l’evasione fiscale ed il riciclaggio di denaro, ma ogni obiettivo deve essere perseguito con strumenti adeguati ed efficaci.

Le prossime settimane si preannunciano particolarmente delicate: vedremo se il buon senso riuscirà a prevalere o se i nostri negozianti dovranno indossare le metaforiche “stellette” da sceriffi dell’amministrazione finanziaria.

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